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Il terremoto è senz'altro uno degli elementi naturali più inquietanti e più temuti. Contro la sua forza e la sua terribile energia non è possibile combattere, ma soltanto fuggire, sperando di trovare un punto dove non gli sia possibile raggiungerci. Eppure il terremoto in qualche misura è utile, anzi fa parte di uno dei movimenti indispensabili alla vita sulla terra. Il terremoto è di fatto uno degli effetti collaterali prodotti dai fenomeni di subsidenza e orogenesi che comportano l'inabissarsi delle terre emerse e la crescita delle montagne ovvero la formazione delle grandi fosse oceaniche. Cosa succederebbe se la terra fosse un pianeta stabile, cioè se le montagne non continuassero a crescere mediante l'attività vulcanica e tettonica?

I continenti, le cosiddette terre emerse, sulle quali si sviluppa l'intera attività umana e degli animali non acquatici, corrisponde all'incirca a 150 milioni di chilometri quadrati. Il livello medio delle terre emerse rispetto a quello del mare corrisponde a 875 metri cioè 0,875 km. Da questi dati possiamo ricavare il volume totale del materiale presente sopra il livello del mare, con il quale sono formati continenti: 0,875x150 milioni di km2 = 131,20 milioni di km3.

Ogni anno il vento, la pioggia e gli altri fenomeni naturali che contribuiscono all'effetto di erosione delle montagne e più in generale delle terre emerse, porta verso il mare, attraverso i fiumi e i torrenti, un quantitativo pari a 2 km3 di materiale. Conoscendo questi dati, possiamo calcolare quanto tempo impiegherebbero gli elementi naturali a trasportare verso il mare tutto il materiale che costituisce i continenti:

131,20 milioni di km3 / 2 km3/anno = 65,6 milioni di anni.

Quindi se la terra fosse stabile e non esistessero più i fenomeni che provocano la crescita delle montagne (terremoti compresi), le terre emerse sparirebbero nel giro di 65 milioni di anni circa, e con esse la civiltà umana così come la conosciamo e tutti gli animali terrestri.

 

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