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Perché avvengono i terremoti? E quali sono i meccanismi che li provocano? Ed è possibile conoscere in anticipo quando ritorneranno? Domande antiche cui solo di recente e solo per alcune si è potuta scoprire una risposta adeguata. I meccanismi che provocano i terremoti sono stati svelati per la maggioranza grazie alla teoria delle placche. Il movimento delle zolle o placche, in cui è frantumata la crosta terrestre, e le spinte e gli attriti che ne conseguono, sono sicuramente la causa principale dei terremoti. Una causa in un certo senso secondaria, ma intimamente legata alla teoria delle placche, è quella che lega i terremoti alle eruzioni vulcaniche. Oggi sappiamo che i vulcani esistono principalmente nei dintorni di zone sismologicamente attive, in luoghi dove le zolle sono particolarmente sottili e la roccia fusa presente all'interno del mantello, a causa delle enormi pressioni cui è sottoposta, tende ad uscire tramite i vulcani. Le tremende energie che si accumulano quando i vulcani sono parzialmente ostruiti, a volte generano dei sommovimenti preliminari a un'eruzione, in qualche modo richiamando l'attenzione sul pericolo imminente. Segnali che non sempre sono stati interpretati correttamente, o più spesso, volutamente ignorati. Le popolazioni che vivono in prossimità dei vulcani infatti conoscono bene la fertilità delle terre limitrofe, la possibilità di ottenere ricchi raccolti a volte più di una o due volte l'anno. Abbandonare le proprie case e il proprio mondo sulla base di un piccolo terremoto, anche se fa paura, non è cosa da poco e si preferisce rimandare, far finta di nulla e continuare sperando in bene.

Un uomo saggio disse della natura che non è né buona né cattiva, ma indifferente. Segue il suo cammino senza preoccuparsi delle conseguenze e proprio a questo probabilmente deve la sua impareggiabile bellezza e il suo mistero.

Prima delle recenti scoperte scientifiche la prevedibilità dei terremoti era affidata a segnali che con questi spesso nulla avevano in comune, come le comete, da sempre credute foriere di disgrazie o di accadimenti disastrosi. Perfino la scienza, cercando di trovare gli elementi comuni ai terremoti, elevava ipotesi che ora lasciano sorridere i più fortunati geologi attuali che possono servirsi delle conoscenze via via accumulate fino a oggi. Alla fine del 1800, si pensava che i terremoti fossero conseguenti all'attività vulcanica, e lo stesso Friuli, a causa della sua povertà di basalti e graniti o di altre formazioni geologiche di origine vulcanica, lasciava intuire una notevole stabilità tettonica. Si riteneva infatti che i terremoti di portata locale dovessero essere provocati da scivolamenti di strati superiori del terreno, provocati da infiltrazioni d'acqua a seguito di piogge notevoli.

Per questo gli eventi sismici venivano annotati in concomitanza con le condizioni meteo, cercando di trovare improbabili collegamenti tra i due fenomeni naturali.

Pochi giorni prima del terremoto catastrofico che ha colpito il Friuli, nel maggio 1976, un'insolita configurazione meteorologica avena portato giornate di caldo intenso con temperature che si aggiravano attorno a 30 gradi. Abituati a temperature del periodo ben più miti, i friulani mal sopportavano il caldo ma senza pensare molto a cosa lo potesse aver provocato. Successivamente al violento terremoto, il tempo mutò abbastanza rapidamente e vi fu un'estate piuttosto piovosa. Ancora oggi, quando la primavera propone delle giornate particolarmente calde, vi è qualcuno che azzarda l'ipotesi di una nuova scossa di terremoto, associando il caldo del maggio '76 a quello della stagione corrente.

Tra le credenze della gente comune, ma spesso anche nella scienza ufficiale d'epoca passata, il terremoto poteva essere conseguenza del crollo di volte di grotte o di pareti di voragini presenti nel sottosuolo. Queste ipotesi furono fortemente avvallate anche dal celebre libro di Jules Verne “Viaggio al centro della terra”, nel quale si immaginava una specie di secondo ambiente naturale, caratterizzato da presenze faunistiche di tipo preistorico che trovava spazio proprio all'interno del pianeta.

Anche i fenomeni carsici, frequenti proprio in Friuli, con la formazione di grotte meravigliose, lunghissime e profonde, lasciavano intendere che prima o poi quelle bellezze sarebbero state inevitabilmente riempite da crolli del materiale soprastante, con la generazione di terremoti.

Gli antichi vedevano nel terremoto lo scuotersi dei titani imprigionati all'interno del mondo. In altre epoche, particolari condizioni climatiche registrate in corrispondenza di terremoti, facevano tremare non tanto il sottosuolo, quanto le gambe delle persone, proprio quando quelle precise condizioni climatiche sembravano ripresentarsi a preannunciare un nuovo sisma. A volte la saggezza popolare si confondeva con superstiziose credenze. Insolite migrazioni di animali, venivano interpretate come un chiaro segnale di un appuntamento con il terremoto. Oggi si è a conoscenza che le formiche sono in grado di percepire minime variazioni di campi magnetici. L'abbandono di formicai in determinate zone, può essere associato a queste variazioni magnetiche e quindi può intendersi come un possibile segnale precursore. Molti animali, fra cui il cane, sono in grado di percepire segnali naturali, come ad esempio gli ultrasuoni, che gli umani non sono in grado di udire. L'uomo infatti è in grado in gioventù di udire e distinguere suoni che vanno da circa 16 a 16.000 hertz o cicli al secondo. Alcuni, i più dotati, riescono a raggiungere anche i 20.000 hertz. Gli animali, talvolta riescono a udire suoni anche di frequenza doppia, come il caso dei pipistrelli. Inoltre, abituati a fare tesoro delle proprie sensazioni istintive, gli animali sono molto più in grado di noi di percepire il pericolo, anche se non riescono a comprenderne la causa. Chi scrive è stato personalmente coinvolto in un'esperienza abbastanza particolare. Una delle sere successive al fatidico 6 maggio, un piccolo gruppo formato dalla mia famiglia e altri vicini, eravamo incerti se allontanarci o meno dalle abitazioni per trascorrere la notte. La decisione fu presa grazie ad una mucca. La poverina, probabilmente impaurita proprio da segnali che nessuno di noi riusciva a percepire, continuava a muggire disperatamente dalla stalla. Il suo stato di salute sembrava fuori discussione, e i lamenti furono interpretati come una sensazione istintiva di pericolo. Durante la notte infatti vi fu una scossa di assestamento piuttosto violenta. Anche in occasione della recente scossa largamente percepita in Friuli, c'è chi racconta dell'abbaiare dei cani nella sera antecedente la scossa, mentre poco prima e subito dopo il sisma il silenzio era totale.

Anche l'utilizzo delle miniere, vere e proprie vene scavate nella montagna, spesso venivano guardate con sospetto, quasi come se la montagna decidesse di vendicarsi di quello scempio e scatenasse la sua forza contro l'uomo e la sua arroganza. Nel 1908, quasi a sostegno di tali credenze a Raibl, località nei pressi di Tarvisio (UD) sede di estrattiva di importanti giacimenti di blenda e galena, minerali di zinco e piombo, l'ospedale, a causa di un cedimento strutturale di alcune gallerie della miniera, veniva letteralmente risucchiato all'interno della montagna.

Tutt'oggi, nonostante le conoscenze scientifiche, molti popoli seguitano con la massima convinzione a effettuare sacrifici di animali e offerte rituali per scongiurare il pericolo del terremoto ma soprattutto le eruzioni dei vulcani.

Attualmente la scienza non è in grado di prevedere con sufficiente precisione la ricorrenza di terremoti. Può unicamente limitarsi a effettuare delle ipotesi di ricorrenza sulla base di conoscenze statistiche. Purtroppo non è infatti possibile conoscere a fondo fenomeni accaduti in epoche anche relativamente recenti. Uno dei segnali ampiamente studiati e necessari per previsioni a breve termine, sono le microscosse, ovvero le serie di sommovimenti di intensità minima, generalmente non rilevate dalla popolazione, ma registrate dai sensibili sismometri attualmente a disposizione. Non è però possibile confrontare le rilevazioni attuali, con quelle accadute in condizioni analoghe nel passato. I sismografi infatti sono strumenti relativamente troppo recenti. Ulteriori ipotesi di prevedibilità si basano proprio sulle rilevazioni che confermano sempre più inequivocabilmente la teoria dei movimenti delle zolle. Purtroppo l'esistenza di intere città costruite su zone ampiamente sismiche, rende la prevedibilità di terremoti uno dei campi degli studi geologici più importante. Oltre che sui comportamenti meccanici, molti scienziati seguono strade alternative cercando segnali e riscontri anche nel mondo animale, in considerazione della grande sensibilità di questi nell'interpretazione di segnali che sono spesso completamente inavvertiti dall'uomo. Un altro degli ultimi campi seguiti con interesse dalla scienza, è quello dei segnali naturali del pianeta formati da emissione di onde elettromagnetiche di bassissima frequenza.

All'interno del pianeta infatti scorrono notevoli correnti elettriche che generano, tra l'altro, anche il campo magnetico terrestre, quello stesso che attira gli aghi delle bussole e che in passato si è appurato perfino invertito di polarità, con grande sorpresa degli scienziati. Queste correnti elettriche sono in grado di generare anche segnali elettromagnetici rilevabili anche amatorialmente mediante un semplice filo di rame per impianti elettrici, opportunamente steso, che funge da antenna, un computer e un programma appositamente compilato.

Il pianeta terra e i suoi fenomeni, anche quando se ne conoscono le cause, è da sempre e per tutti, fonte di un'inesauribile meraviglia.

 

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